sabato 4 novembre 2017

Tra schermo e realtà #9 - Game, Set, la battaglia dei sessi

Gli anni della battaglia dei sessi
Stiamo parlando solo degli anni 70?
WTA e ATP, grandi sponsor, titanici eventi, tornei dai premi esorbitanti: negli Stati Uniti il tennis non ha sempre potuto vantare palcoscenici di importanza uguale a quella di molti altri sport come il football americano o il baseball. Proprio il tennis, però, negli anni Settanta, sulla scia dei movimenti femministi, diventa il terreno di gioco di un'importante rivoluzione per lo sport e per l'intera società. La tennista Billie Jean King, dopo il trionfo agli US Open del '72, guidò un gruppo di colleghe nella protesta per le disuguaglianze nei trattamenti e compensi a uomini e donne ai tornei. Solo un anno dopo nasce la Women's Tennis Association, associazione delle tenniste professioniste. Tuttavia, buona parte del pubblico e alcuni colleghi rimangono inamovibili con la convinzione che il tennis maschile sia superiore a quello maschile. E' il caso dell'ex star Bobby Riggs, sciovinista e maschilista, che coglie l'attimo per lanciare il guanto di sfida a Billie per una partita leggendaria: la Battaglia dei sessi

La battaglia dei sessi
A undici anni dall'esordio con quel sorprendente gioiellino  di Little Miss Sunshine, la coppia di registi statunitensi Jonathan Dayton e Valerie Faris porta sul grande schermo un'incredibile storia realmente accaduta. Sono passati più di quarant'anni da quel 30 settembre del 1973, giorno in cui trentamila persone assistettero allo scontro tra due titani del tennis maschile e femminile. L'evento registrò record di ascolti televisivi all'epoca, in pochi, però, in tempi recenti se lo ricordano. Dayton e Faris, in un periodo in cui le discussioni sulla parità di opportunità, sull'omosessualità e sul ruolo della donna nella società, hanno avuto la giusta intuizione e urgenza di narrare questo significativo e simbolico episodio che, forse, ha ancora molto da insegnare.
Tematiche e messaggi importanti e un'epoca iconica e contraddittoria come quella degli anni Settanta davano a registi e sceneggiatori la possibilità di giocare su più piani, confezionando un piccolo grande gioiellino del cinema sportivo e non.
Sarà andata così?

Emma Stone e Billie Jean King
Il film, come prevedibile, si concentra soprattutto sulle due figure protagoniste dell'evento, mostrandone il lato pubblico e, soprattutto, quello privato, contrapponendone caratteri e abitudini.
La campionessa King portata in scena da Emma Stone appare sin dai primi istanti con una personalità combattiva e determinata nel rivendicare i diritti per il tennis femminile.  E' evidente il grande lavoro di preparazione svolto dall'attrice: lo si può notare nella camminata, nel portamento e nelle sequenze più dinamiche registrate sul campo. La Stone riesce a rappresentare al meglio la King proprio in queste scene. Sul versante della vita privata del personaggio, però, non riesce a coinvolgere con la stessa intensità nonostante la sua sofisticata eleganza: l'interprete non brilla attraverso i rapporti con le figure di contorno - il marito, la sua parrucchiera nonché amante ma anche l'eterna rivale Margaret Court appaiono abbastanza stereotipati - risultando a tratti meccanica e rigida nel suo struggimento.

Steve Carell e Bobby RiggsAlla determinazione controllata della King si contrappone la strabordante e spesso fastidiosa personalità del cinquantenne Bobby Riggs, stella del tennis anni Trenta interpretato da un camaleontico Steve Carell. Il suo personaggio, nonostante la sua sfrontatezza e le prese di posizione orgogliosamente maschiliste, nel 1973 vive un periodo molto difficile: per il suo vizio per le scommesse e l'azzardo mette a rischio il suo matrimonio e, ormai lontano dai campi da anni, è in piena crisi senza attenzioni, obiettivi certi e scommesse di vita e gioco. In profondità, quindi, si nascondono diverse fragilità e fratture d'orgoglio che non dovevano essere trascurate nella rappresentazione sul grande schermo. Anche questo caso l'interprete incarna alla perfezione gli eccessi di Riggs, un po' meno la sua insoddisfazione di fondo.

Il campo di sfida è estremamente curato: dai costumi alle scenografie nessun dettaglio viene lasciato al caso. Proprio questo il film si rivela molto fedele a quanto accaduto nella realtà: gli esuberanti ingressi alla partita, le affermazioni di Riggs e la preparazione alla sfida trovano conferme nei documenti e nelle interviste rilasciate da chi ha vissuto quel momento. Le atmosfere 70s, un'epoca turbolenta, sarebbero state perfette se accompagnate ad una narrazione solida e coinvolgente. Questa, tuttavia, pur risultando convincente appare piuttosto anonima. In diversi passaggi si ha l'impressione che l'importante messaggio di fondo opprima il naturale svolgersi del racconto.

Complessivamente, quindi, la pellicola si rivela interessante, curiosa anche se non esaltante: è importante, oltre che divertente, riscoprire questo pezzo di storia sportiva. Si poteva pretendere qualcosa di più dal team sceso in campo. Tuttavia, una visione spensierata e senza aspettative regala due ore d'intrattenimento senza cali di ritmo, strappando qualche sorriso e qualche inevitabile riflessione.


3

Fede Stories.



5 commenti:

  1. Ottima recensione per un film che mi ha suscitato interesse...Emma Stone ovviamente l'ho apprezzata ai suoi esordi nel mio cult "benvenuto a Zombieland"...questo e il film su Borg\Mc Enroe..due film sul tennis (sport che non mi piace affatto), ma che dovrò recuperare.

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    1. Grazie Riki!
      Io ho conosciuto ed iniziato ad apprezzare Emma ai tempi di Easy A.. La stima è cresciuta con Birdman e sicuramente La La Land. Questo film in cui veste i panni della King non si può annoverare tra le sue interpretazioni più brillanti ma senza dubbio ha il merito di riscoprire una storia in parte dimenticata :D
      ps: io invece adoro il tennis, sport difficilissimo da rappresentare a livello cinematografico ma che qui fa la sua bella figura ;)

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  2. Little Miss Sunshine è un piccolo gioiello, quando lo rifanno per TV lo riguardiamo sempre (ormai lo sappiamo a memoria) e anche là c'è un grande Steve Carrell, per questo mi incuriosisce molto anche questo film!

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    1. Quanto è bello quel film nella sua semplicità! :D
      Steve Carell, qui, forse, è un po' "troppo"! Una visione comunque ci sta :D

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  3. A noi è piaciuto molto, ha saputo riprendere bene il tennis e ha reso esteticamente alla perfezione gli anni '70 (che sono molto più colorati e belli di quello che di solito vogliono far passare). Vero che certi personaggi di contorno non sono riuscitissimi, ma forse è stata la bravura della Stone a ridimensionarli ...

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