domenica 9 luglio 2017

SerialTeller #60 - Ricerche dell'erede [Riverdale st.1]

Buondì!
Eh sì, benvenuti ad una nuova puntata di SerialTeller. Come mai questa alta concentrazione?



Pretty Little Liars dopo sette lunghi anni ed altrettante stagioni animate - si fa per dire - da incredibili misteri è finito. End. Conclusione. E ora? Grande vuoto, disorientamento completo. Serviva un nuovo faro a far luce in mezzo alla vastità dei teen drama, serviva una serie capace di rimettere in moto quell'agghiacciante quanto accattivante meccanismo che orchestra magistralmente gli ingranaggi di mistery, paranoie adolescenziali e sì, soprattutto il caro vecchio guilty pleasure. Chi poteva essere il miglior candidato per questo controverso ruolo? La lista era decisamente lunga ma alla fine una serie ha avuto la meglio.

Genere: teen drama, giallo
Lingua originale: inglese
Stagione: 1 
Tredici episodi divorati in una manciata di giorni. Una cittadina, un terribile crimine che coinvolge in prima persona tutta la comunità, soprattutto i più giovani. Basta questo per comprendere le ispirazioni e aspirazioni di Riverdale che già con le poche parole sulla sua trama schiaccia vistosamente l'occhio ai fan di alcune serie di gran seguito. Aggiungo che il cadavere di Jason Blossom, ricco rampollo della città, viene ritrovato in riva ad un lago. Bene, ora ogni tassello è al suo posto. Twin Peaks, che ultimamente è tornato di gran moda: spuntato. Pretty Little Liars, il cui "corpo" è ancora caldo: spuntato. Amarcord di piccoli cult(?) del piccolo schermo con interpreti di quelle serie: spuntato. Basta poco per creare le premesse per attirare la sottoscritta. Sono bastate poche ore per convincermi a tuffarmi in una nuova avventura al fianco di Archie Andrews, personaggio nato nell'omonima serie di fumetti del 1941 che, a quanto pare, oltreoceano gode di un gran seguito di lettori. Atmosfere tese ma non troppo, intrecci sciolti puntata dopo puntata hanno trovato in chi scrive una preda facile.

Il ragazzo incapace di scegliere tra lo sport e la sua passione per la musica, la brava studentessa con una famiglia fondata su segreti, la viziata ragazza di città arrivata a Riverdale dopo l'arresto del padre, la cheerleader che sembra uscita da Mean Girls: Riverdale potrebbe sembrare la cittadina con ila più alta densità di stereotipi e luoghi comuni. Certo, in parte è così. Tuttavia, senza se e senza ma, con leggerezza ci si incuriosisce davanti a piccoli segreti, screzi e scoperte. In un modo inspiegabile (e forse è proprio questo il vero grande mistero su cui si basa la serie) il gruppo di amici capitanato da Archie cattura l'attenzione trascinando lo spettatore sui divanetti del Pop's, il locale tutti i protagonisti si radunano. Sarà proprio questa sottile vena malinconica-retrò - anche il drive in vuole la sua parte - ad aver facile presa?


La confezione ammiccante ed il cast di bella presenza non riescono comunque a nascondere i difetti della serie, segnata dai tipici problemi del genere. Gli attori non brillano per le loro abilità recitative e gli elementi originali son ben pochi. La presenza costante del rosso dello sciroppo d'acero, vera fortuna dei cittadini di Riverdale, e un approccio curato e non troppo invadente alle problematiche giovani, tuttavia, riescono in parte a definire uno stile riconoscibile che distingue questo show dalla miriade di serie del genere in circolazione. A stagione conclusa rimane un grande dubbio: quanto a lungo potrà reggere questa struttura?

Leggerezza e garanzia di spiegazioni fanno di questa serie una visione ideale ma disimpegnata nell'attesa dei ritorni dei grandi titoli del piccolo schermo.

P.S. A ottobre prenderà il via la seconda stagione con un nuovo mistero.

Voto prima stagione: 6/7



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