venerdì 5 maggio 2017

"La scoperta" di Charlie McDowell


Titolo: La scoperta

Titolo originale: The Discovery

Un film di Charlie McDowell con Jason Segel, Rooney Mara, Robert Redford, Jesse Plemons, Ron Canada

Genere: fantascienza, sentimentale

Durata: 102 min

Anno: 2017

Voto: 2,5/5


Lo scienziato Thomas Harbor (Robert Redford) riesce a dimostrare l'esistenza dell'aldilà, di una vita oltre la morte fisica e materiale. Questa notizia comprensibilmente sconvolge non solo la comunità scientifica ma l'intera società in cui il tasso di suicidi cresce esponenzialmente. Il figlio di Harbor, Will (Jason Segel) non condivide la posizione del genitore con cui da sempre ha un rapporto difficile. Nel giorno del secondo anniversario dell'incredibile scoperta, Will si reca nella villa in cui il padre, con l'aiuto del fratello Toby, svolge le sue controverse ricerche e durante il viaggio incontra la giovane Isla (Rooney Mara), una ragazza misteriosamente familiare dal passato cupo e tormentato.


La scoperta aveva tutte le carte in regola per entrare tra le mie visioni cult: Jason Segel che da queste parti vive un momento di grazia dopo The End of the Tour, un attore vecchia scuola come Robert Redford che adoro e un punto di partenza fanta-distopico con ottimo potenziale. Quell'aria indie condita da un pizzico di sospettosità non ha fatto altro che accrescere la curiosità nei confronti di questo titolo. Chicca in più? Alla regia di questa pellicola distribuita di Netflix Charlie McDowell, figlio di quel Malcolm capace di segnare la storia del cinema con il ruolo memorabile di Alex DeLarge in Arancia Meccanica.

Amo la pericolosa sensazione di imminente fregatura, la amo solo a condizione che sia essa stessa un inganno, una sorta di doppio gioco - trappola tesa allo spettatore più diffidente e sospettoso. Molti dei miei film preferiti sono accumunati da questo particolare tanto strambo da spiegare quanto magnetico e affascinante per la sottoscritta. Questo film, per buona parte della sua durata, soddisfa questo "requisito" ma nella sua seconda parte, quando tutto sembra avviarsi verso un finale scoppiettante,  dimentica il suo obiettivo e le sue motivazioni perdendosi in superflue e fastidiose diatribe familiari. L'approfondimento della componente romantica, inoltre, non riesce a lasciare il segno nonostante Segel e Mara, presi singolarmente, riescano comunque a convincermi. L'attenzione cala, la delusione avanza e non si arresta nemmeno davanti ad un finale interessante che, tuttavia, ha il gusto di un buona occasione persa che non ha saputo sfruttare originali e coinvolgenti riflessioni sull'esistenza che potevano scaturire dalla discussa "scoperta".

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