mercoledì 7 dicembre 2016

SerialTeller #47 - NolanWorld, dove tutto è pazzesco! [Westworld st.1]

E' con grandissimo piacere che oggi condivido con voi questo nuovo appuntamento di SerialTeller, l'angolino di questo blog dedicato alle storie del piccolo schermo. Perché sono così felice? Scorrete in giù e lo scoprirete!


Pochi giorni fa su HBO è andato in onda uno dei finali di stagione più accattivanti di sempre. Penso che quell'episodio sia entrato nella mia top ten di finali preferiti. Perché essere stupiti di questo? Perché nutrire ancora sospetti quando, su una locandina si legge non solo J.J. Abrams ma anche Jonathan Nolan e coniuge Lisa Joy? Cosa pensare, poi, se nel cast si trovano nomi come Anthony Hopkins, Ed Harris e Evan Rachel Woods?

Titolo: Westworld
Genere: drammatico, fantascienza, avventura
Lingua originale: inglese
Stagione: 1
Insomma, Westworld poteva essere la rivelazione dell'anno oppure un floppone secolare senza precedenti. Questo era il più grande dilemma di una serie che rielabora e rende attuale Il mondo dei robot, classico del genere fantascientifico diretto nel lontano 1973 da Michael Crichton, guru nell'ambito dell'immaginario cinematografico - e non solo - legato all'intelligenza artificiale. Una sfida difficile e impegnativa quella accettata dal trio delle meraviglie, un adattamento televisivo da condensare in una decina di puntate di un'ora circa. A complicare il tutto c'è un enorme gruppo - molto variegato - di personaggi che interpretano letteralmente un ruolo nel supertecnologico mondo di Westworld, un parco divertimenti dalle atmosfere western dove i visitatori possono 'divertirsi' e sfogarsi commettendo ogni tipo di crimine verso oggetti e, soprattutto, persone. Ma quanto possono essere considerate persone dei robot antropomorfi progettati appositamente per soddisfare ogni desiderio dei visitatori? E' chiaro, sin dalle premesse, che la storia che viene raccontata dà parecchi spunti e occasioni di riflessione su complesse tematiche etiche e morali. Nolan&Co. saranno riusciti ad equilibrare la componente filosofica con gli aspetti più spettacoli e più strettamente legati al mondo dell'intrattenimento?

Nelle prime sequenze del pilot si ha la vaga sensazione di essere all'interno di un intricato labirinto - attenti a questo ingannevole termine - con echi di The Truman Show, Humans e, innegabilmente, di Jurassic Park che, a posteriori, rappresenta uno sviluppo dell'originale idea crichtioniana del '73. Detto così, sembra che questa serie sia un insieme banale di già-visto. No, Westworld prende tutti gli ingredienti e li mescola in un mix additivo che travolge il disarmato spettatore con informazioni, personaggi, linee temporali e molto altro. Inutile aggiungere che questa serie si può seguire solo in un perenne stato confusionale. E questo piace, piace moltissimo! Poche serie sono capaci di creare una situazione di questo tipo.


"The message being that the divine gift does not come from a higher power but from our own mind"

Parole, parole, fiumi di parole e splendidi quanto criptici dialoghi costruiscono, mattoncino dopo mattoncino l'universo di Westworld, un luogo che spinge a chiedersi dove si trovi il confine tra creatività e arrogante convinzione di essere un dio onnipotente. Affascina e incute terrore il fondatore Robert Ford, interpretato brillantemente da un Anthony Hopkins in gran forma. E' una figura silenziosa ma incisiva che compare in scena magicamente e con poche e semplici affermazioni lascia un segno indissolubile capace di far riflettere e pensare nel bene o nel male.

Bene e male: motori di ogni azione ed animo bifronte di tutti i personaggi. Una delle più diffuse critiche alla serie è quella per cui Westworld abbia fallito nel creare empatia e legami tra pubblico e protagonisti. Credo che questa "mancanza" - veramente volete dirmi che non si riesce a provare qualche emozione davanti alla determinata Maeve (divina Thandie Newton) alla scoperta del suo vero essere? - sia da considerare lucidamente e, in seguito, da ridimensionare: il vero obiettivo, ciò che crea grande stupore avvolgendo l'appassionato, è la capacità di raccontare splendidamente una storia articolata, giocando con i tempi, con i luoghi e con le situazioni, creando un legame con la narrazione piuttosto che con i singoli personaggi. Ecco perché ho amato moltissimo Westworld.

Voto prima stagione: 9


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