sabato 26 novembre 2016

Tra schermo e realtà #1 - Tutankhamun e l'avventura di Howard Carter

Buondì!

Ho oggi il piacere di presentarvi un nuovo spazio di Stories.: Tra schermo e realtà. Conoscendo il titolo, è facile intuire il suo contenuto. Questo blog nasce grazie ad un grande amore per le storie, in tutte le loro coniugazioni. Tra queste senza dubbio occupano un posto d'onore quelle che vedono protagonisti personaggi realmente esistiti. Film, serie tv, mini-serie: il mondo cinematografico e televisivo attinge spesso alla realtà per raccontare grandi avventure, scoperte e rivelazioni. In questa rubrica a cadenza bi-settimanale (secondo e quarto sabato del mese) troveranno spazio figure più o meno note che hanno potuto "interpretare" la storia sul piccolo o il grande schermo.

Tutankhamun e l'avventura di Howard Carter
Quattro puntate tra le dune egiziane e gli accenti inglesi o quasi

Negli ultimi tempi sto sviluppando una strana passione per le serie tv di cui nessuno sembra parlare. La verità è che, semplicemente, il mondo della serialità sta diventando talmente vasto da risultare terribilmente e paurosamente sconfinato. A complicare la già abbastanza tormentata del serial-addicted, c'è la difficile ricerca di nuovi titoli interessanti, pesantemente messi in ombra dai prodotti più 'modaioli' del genere.

Titolo: Tutankhamun
Genere: drammatico, avventura
Lingua originale: inglese
Stagione: 1
L'ultima produzione targata iTV - sì, la stessa di Victoria e di Downton Abbey - nell'arco di quattro puntate riporta lo spettatore agli inizi del secolo scorso, sulle tracce della grandiosa scoperta della tomba di Tutankhamun. Il ritrovamento della tomba del faraone bambino rappresenta tuttora una delle più grandi eventi della storia dell'archeologia e non solo. Provate a chiedere a chiunque un nome di un faraone: la risposta più probabile sarà Tutankhamun. Impossibile, poi, non aver mai sentito parlare della leggendaria maledizione spesso associata a questa scoperta. Migliaia di documentari nel corso degli anni ha alimentato questa storia cercando di ricostruire nella maniera più accurata le avventure di Howard Carter, archeologo britannico che nel 1922 divenne il responsabile di una delle spedizioni archeologiche più importanti di sempre. In pochi, però, sono a conoscenza della vera storia di Howard e della lunga catena di eventi che la squadra capitanata da Carter e finanziata da Lord Carnarvon dovette affrontare per quindici anni prima di ottenere il meritato risultato.

Da sempre l'atmosfera che circonda il mondo dei faraoni mi affascina. Ho numerosi ricordi di lunghi pomeriggi a casa dei nonni passati ad ammirare incantata le figure di luccicanti tesori egizi su alcuni libri. Questa serie sembrava quindi perfetta per me. Tuttavia, devo ammettere che iniziai a seguirla con la convinzione che si sarebbe concentrata parecchio sulla maledizione, tema che astutamente avrebbe saputo soddisfare con facilità una maggiore fetta di pubblico. Invece... Invece, sin dal primo dei quattro episodi questa serie ha saputo, a modo suo stupirmi.
Max Irons è il volto di Howard Carter, instancabile e cocciuto archeologo che a partire dalla fine dell'Ottocento, con la fronte cosparsa dal sudore e armato di pala e scalpello, esplorò ogni angolo della Valle dei Re alla ricerca di una tomba faraonica inviolata. Certo, l'egittologo messo in scena dall'attore britannico appare molto più giovane del vero Carter ai tempi della scoperta (nel 1922 aveva 48 anni). Nonostante questo, la serie riesce a spostare l'attenzione soprattutto sull'uomo con le sue ossessioni, i suoi problemi ed il suo carattere. Con questo approccio il prodotto riesce a creare un interessante legame con il pubblico che ne segue ogni vicissitudine: dall'interruzione degli scavi a causa della guerra, passando per le continue rivolte popolari nei confronti degli occupatori europei, per finire con l'apertura del polveroso ma intatto sarcofago del faraone.

Al fianco di un valido protagonista c'è Lord Carnarvon, interpretato dal neozelandese Sam Neill, ormai lontano dai tempi 'giurassici' di Alan Grant. Il suo personaggio viene presentato - proprio come accade con Howard - con tutte le carte in regola per vincere il premio loser dell'anno: è l'ultimo arrivato proprio nel momento in cui gli scavi di Luxor non sembrano servire più a nulla, proprio quando tutti stanno pensando di tornare in patria dopo essersi arricchiti. Carnarvon, però, condivide il grande sogno - o utopia? - di Howard. Ci crede fino in fondo, nonostante qualche contrasto con l'egittologo. Questo aspetto viene molto accentuato anche se la realtà narra che lo strano duo collaborò per più di vent'anni portando alla luce numerosi reperti. Il loro periodo d'oro culminò proprio con la scoperta della tomba, la grande conquista di una vita. Ecco, forse avrei dedicato più tempo, anche solo un paio di scene, per mostrare qualcosa di più.

Il Daily Mail ha giustamente definito questo show come "Agatha Christie con un pizzico di Indiana Jones" e sì, posso dire di concordare con questa affermazione aggiungendo un po' di atmosfera alla Downton Abbey. Le quattro puntate, ricche di dettagli ma non per questo pesanti, sono ben inserite nel contesto storico: con un apprezzabile sforzo vengono affrontate tematiche come il colonialismo oppure l'importanza delle opere d'arte e dei reperti storici. I toni trovano sempre il giusto equilibrio tra serio e amichevole. Il risultato è una buona serie che riporta i fatti realmente accaduti romanzandoli quel poco che basta per rendere accattivante e scorrevole la narrazione. I due protagonisti creano un solido legame e vengono supportati da alcuni personaggi secondari su cui indiscutibilmente spicca Evelyn Carnarvon, figura che riesce a lasciare un segno nel deserto della Valle dei Re. In alcuni passaggi Tutankhamun rimane profondamente legato alla "classica" struttura dei film storici o dei biopic. Nel complesso, però, è una serie riuscita, un prodotto capace di creare interesse intorno ai suoi protagonisti senza mai fare ricorso agli stratagemmi più scontati e banali.

Voto miniserie: 7-

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