mercoledì 30 novembre 2016

SerialTeller #46 - The Young Pope

Buondì!
Ho riflettuto qualche giorno prima di preparare questo post di SerialTeller. Ora, finalmente, ho il piacere di parlarvi di una delle sorprese più interessanti dell'ultima stagione televisiva.


Nell'ultimo periodo è lecito chiedersi se la serialità televisiva rappresenti la nuova frontiera del cinema. Molti attori, astutamente, se ne sono accorti e anche pluripremiati registi si sono interessati all'affascinante piccolo schermo. Tra questi ultimi figura orgogliosamente il tricolore Paolo Sorrentino, premio Oscar per il miglior film straniero nel 2014. Inutile dire che dai tempi della vittoria della statuetta d'oro, le quotazioni del regista napoletano sono salite alle stelle, rendendolo uno dei nomi da tenere d'occhio nel panorama cinematografico internazionale. Nonostante questo, in tutta sincerità, vi dico che non posso definirmi sorrentiniana convinta. Sì, ho apprezzato La grande bellezza. Youth, invece, non mi ha completamente convinto nonostante uno straordinario protagonista. La notizia della produzione di una serie tv ideata e sceneggiata da Sorrentino, per quanto detto sopra, non mi ha colpito particolarmente. Nemmeno il soggetto, la storia di un giovane papa alle prese con gli ingranaggi del Vaticano, mi incuriosiva particolarmente. Poi lessi con attenzione i nomi degli attori coinvolti nel progetto.

Jude Law, il nome del quarantaquattrenne londinese è l'unico motivo per cui ho iniziato a seguire questa prima stagione di The Young Pope, un concentrato di dieci puntate di pura follia.
Sarò subito ben chiara a proposito della mia opinione su questa serie: a mio parere Sorrentino, in questa forma più articolata, ha trovato il suo habitat naturale. Si parla tanto di sorrentinate, di stacchi, di ampie riprese dei paesaggi, di personaggi assurdi: tutto questo trova ancora posto nel nuovo prodotto senza, però, "appesantire" la visione. Dialoghi, parole, monologhi, confronti e scontri sono l'anima della serie che trova uno straordinario palcoscenico nel 'backstage' delle sale vaticane, ambienti ingannevoli in cui si muovono abilmente una serie di geniali personaggi che - ognuno a suo modo - incarnano diversi aspetti di questo mondo.

Su tutti primeggia il magnetico protagonista, quel Lenny Belardo (Jude Law) che a soli 47 anni viene eletto papa. Da un papa giovane il mondo si aspetta aperture nei confronti dei temi più delicati, in modo da riavvicinare i fedeli: papa Pio XIII è esattamente l'opposto di tutto quanto immaginato, o sperato. E' conservatore, è sfuggente: la riflessione sui Daft Punk, su Mina, su Bansky e sul loro essere 'irraggiungibili' è la quintessenza del personaggio. Lenny è contro tendenza in maniera imprevedibile. E' un papa arrogante alle prese con il suo passato, la sua condizione di orfano e la sua identità di credente. Jude Law, con semplici sguardi e riflettuti gesti e posture, riesce a regalare un'interpretazione ad alti livelli, con una qualità che da un po' di tempo non segnava il suo curriculum.


Ovviamente la serie non sarebbe stata la stessa senza le straordinarie partecipazioni di Silvio Orlando e Diane Keaton, rispettivamente nei ruoli del cardinale Voiello, colui che ha 'indirizzato' il voto del conclave, e di Suor Mary, colei che si è occupata di Lenny ai tempi dell'orfanatrofio. Entrambi, con le loro piccole manie e i loro suggerimenti sussurrati, sono due figure fondamentali per lo sviluppo della storia e aiutano lo spettatore a comprendere meglio il protagonista grazie a diversi confronti di idee e pensieri.

Grazie all'ampia gamma di personaggi che si incontrano episodio dopo episodio, The Young Pope riesce ad affrontare un'incredibile molteplicità di tematiche e problematiche attuali che riguardano la Chiesa ma anche il mondo laico.
Straordinario osservare l'evoluzione dei personaggi principali con un accompagnamento musicale a dir poco geniale, capace di muoversi tra diversi generi, dal pop-dance alla musica sacra, con una semplicità a dir poco divina.
Non posso negare che, in alcuni passaggi, ho subito qualche calo di attenzione. Tuttavia, la serie per tutta la sua durata mantiene un ottimo livello, ben sopra alla media delle serie tv, stuzzicando lo spettatore e, soprattutto, affascinandolo con trovate astute e brillanti. Si parla di una seconda stagione? Visto il successo della prima, probabilmente sì. Personalmente nutro qualche sospetto: il finale della decima puntata è perfettamente studiato e ragionato. Perché continuare?


Voto prima stagione: 8



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