domenica 23 ottobre 2016

SerialTeller #43 - Sindrome del supereroe ritardatario (Luke Cage st.1)

Buongiorno amici serial-addicted!

Lo scorso settembre è stato estremamente deludente sotto l'aspetto telefilmico. Le statistiche di TVShow Time mi ricordano che non si assisteva ad un mese così 'magro' da più di due anni! Sarà colpa della coda di sessione estiva, dei recuperoni di Lost e Glee che procedono tuttora a rilento, del fatto che non credo di aver ancora trovato la serie della nuova stagione che faccia al caso mio... Probabilmente settembre 2016 rimarrà un mistero. Solo con questa puntata di SerialTeller riesco a parlarvi, abbastanza lucidamente, di una serie tv recente.


Netflix non sembra conoscere confini o limiti di qualsiasi natura. L'azienda statunitense - si sa - è ormai una superpotenza e il suo sempre più solido legame con la Marvel ha regalato e ci regalerà molti prodotti televisivi diversi da quelli a cui siamo abituati. Daredevil, più di un anno fa, è stato pioniere di un'innovativa era per i supereroi sul piccolo schermo. Il diavolo di Hell's Kitchen ha poi passato il testimone a Jessica Jones, ennesimo successo della Casa delle Idee capace di rivisitare ulteriormente l'immagine dell'eroe dei fumetti con tinte più dark, scure e a tratti anche più impegnate.

Titolo: Luke Cage
Lingua originale: inglese
Genere: azione, supereroi, crimine
Stagione: 1
Luke Cage, sin dalle premesse e dai primi video circolanti sul web, sembrava essere destinato a rappresentare un'altra sfumatura di supereroe. Il personaggio stesso, dopotutto, ha costituito un importante punto di svolta negli anni Settanta per la Marvel: primo supereroe afroamericano ad avere un'intera testata a lui dedicata, Luke Cage esplora le dinamiche delle periferie urbane, dei quartieri disagiati e delle vicende degli emarginati. La storia e le origini della figura protagonista avrebbero, quindi, suggerito numerose riflessioni capaci di rendere estremamente attuale e interessante sia il prodotto che il personaggio. La grande attesa per l'uscita della serie era dovuta, in parte, anche ai motivi appena citati. Tutto sembrava promettere bene, ogni ingrediente era pronto e, visti gli illustri predecessori di successo, la ricetta era ben collaudata.
Purtroppo, a mio parere, qualcosa non è funzionato sin dalle prime puntate e l'effetto di questo piccolo difetto di fabbrica si è amplificato episodio dopo episodio, comportando alcuni vistosi scivoloni lungo il percorso. 

Attenzione: Luke Cage non è una serie orrenda, inutile o, sinteticamente, da buttare. Il grande peccato dello show è quello di essere incredibilmente ed estremamente deludente. Il pilot lascia più dubbi che certezze e l'ombra dell'inevitabile amarezza avanza minacciosa. L'ingenuo spettatore, però, non si arrende davanti all'evidenza, non può credere che, questa volta, il risultato non sia quello sperato. Per questo unico motivo continua a seguire le varie puntate cercando un segno, seppur debole, di incoraggiamento. Speranza che si spegne definitivamente sul finale di stagione.


Atmosfere a tinte cupe, cappuccio in testa e una colonna sonora più che degna di nota: tutto molto Street style studiato a puntino. Tuttavia, ai produttori e sceneggiatori è sfuggito un aspetto fondamentale della storia: per una serie di questo tipo serve un protagonista incisivo mentre Mike Colter, purtroppo, è tutt'altro. Si distinguono un paio di personaggi secondari tra cui ho apprezzato particolarmente Misty Knight che in futuro senza dubbio si farà rivedere. La mancanza di un villain centrale si fa sentire anche se, inizialmente, Cottonmouth non era malaccio. Di conseguenza l'intreccio sociale di politica-criminalità non è riuscito a lasciare il segno con una trama sviluppata in maniera un po' confusa. Molto belle a livello visivo, invece, alcune sequenze che, giustamente, sono quelle più sfruttate a livello promozionale.

Da guardare senza aspettative: con speranze ridimensionate, Marvel's Luke Cage assume un altro significato risultando più piacevole.

Voto prima stagione: 6-


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