giovedì 19 marzo 2015

SerialTeller #10 - C'era una volta nella piccola Pagford (The Casual Vacancy)

Buon martedì a tutti voi!

In questi giorni, finalmente, ho potuto rilassarmi un po' dopo una tremenda sessione d'esami. Si sa che la vera droga per alcuni poveri studenti universitari risponde al nome di serie tv. Sì, proprio quando si dovrebbe studiare più intensamente spuntano nuovi telefilm e miniserie molto, molto invitanti. In questi particolari casi funziona perfettamente il detto mai rimandare a domani quello che puoi benissimo fare oggi. Ho accumulato, così, ore ed ore di puntate e di impressioni da condividere con voi in questa ultimissima puntata di SerialTeller. Spero di non deludervi!


Aspettavo l'inizio di questa serie da qualche mese. L'attesa è stata lunga e snervante ma ora posso finalmente parlarvi di The Casual Vacancy, tratto dall'omonimo romanzo di J.K. Rowling.  [Recensione]

Titolo: The Casual Vacancy
Genere: drammatico
Stagione: 1 (3 puntate)
Lingua originale: inglese

Perchè aspettavo da così tanto tempo? Ragazzi, stiamo parlando dell'adattamento televisivo in tre puntate del primo libro di J.K.Rowling dell'era post Harry Potter! Credo che, come me, molti potterheads, alcuni fedelissimi della scrittrice in questi ultimi giorni si siano particolarmente concentrati su questo freschissimo prodotto della BBC. Se il romanzo ha mosso non poche critiche e polemiche, la miniserie non è stata da meno. Il contenuto e le tematiche di questa storia sono state giudicate troppo aggressivi e, a volte, anche volgari. Non ho intenzione di aggiungere altro a queste inutili 'condanne' un po' moraliste e fuori luogo: il pubblica ha apprezzato e ha confermato la riuscita di questo progetto con una buona percentuale di ascolti.

Bisogna riconoscere che portare sullo schermo The Casual Vacancy comportava non pochi rischi. Il punto forte del libro - e dello stile della Rowling - è la straordinaria capacità di intrecciare migliaia di vicende personali senza che questo danneggi l'approfondimento dei personaggi. La moltitudine di quest'ultimi suggeriva un possibile adattamento in chiave telefilm. Si sa, però, che quest'ultimo tipo di arrangiamenti spesso crea grandi - enormi! - pasticci e sacrifici significativi soprattutto nel campo psicologico delle pedine di questo intricato gioco di tradimenti e segreti. Fortunatamente non è accaduto questo.
Le mille voci della - apparentemente - innocua cittadina di Pagford formano un perfetto e misurato insieme, non si poteva chiedere di più. Dopotutto il cast contiene nomi di tutto rispetto. Il personaggio centrale, fulcro di ogni vicissitudine, è Barry Fairbrother (Rory Kinnear), fervente consigliere comunale, amorevole marito ed amico fedele. Sono più che soddisfatta di come quest'uomo è stato rappresentato. Leggendo il libro me lo ero immaginato proprio così: una persona semplice con una felpa ed un paio di scarpe di ginnastica, animato da sani principi ed ideali. La sua improvvisa scomparsa risveglierà antichi rancori.

Il resto del villaggio non è, però, da meno! Nei panni dell'autoritario Howard Mollison, avversario politico del buon Barry, c'è Sir Michael Gambon, eccezionale come solito e sempre più fedele alle produzioni di zia Row. L'ex-Silente, infatti, si cimenta in un ruolo che senza dubbio non susciterà molte simpatie. Sarà tuttavia molto difficile trovare un personaggio solare e positivo. A Pagford non esistono buoni e cattivi, non esistono simpatici ed antipatici. La piccola località è culla di vizi, pregiudizi e cattiverie quanto di paure, desideri e speranze. Nei giovani è molto più evidente questa contraddizione, questo insostenibile conflitto interno. Grandiosi Abigail Lawrie e Brian Vernel nei panni dei controversi Krystal e Stuart. La ragazza rappresenta l'anima dei Fields, gruppo di abitazioni occupate da famiglie meno abbienti, al centro delle nuove discussioni del consiglio comunale di Pagford.

Non tutto è rose e fiori, come Pagford d'altronde. Se ho apprezzato anche le interpretazioni di Keeley Hawes (Samantha) e di Keeley Forsyth (Terri), ho tuttavia poco gradito la scarsa attenzione dedicata ad alcuni personaggi che sulla carta erano molto, molto interessanti. E' il caso della famiglia Jawanda, ridimensionata e messa in secondo piano. Lo stesso accade con Cubicolo Wall, padre di Stuart che, se nel libro era un personaggio volutamente insipido, in televisione è veramente inutile. Se, invece, si considera il personaggio di Simon Price, esagerato, troppo troppo troppo sopra le righe e costruito.
Nell'ultima puntata si assiste, inoltre, ad una pratica altamente irritante e purtroppo sempre più diffusa. La storia viene stravolta, i legami vengono ignorati e il messaggio finale assume un significato completamente diverso. Comprendo che, probabilmente, si è cercato di rendere meno crudele la visione della Rowling ma.. non si può fare questo, no. Dopo due prime puntate che ho adorato e che ho trovato abbastanza fedeli al romanzo a cui sono ispirate, la terza mi ha lasciato non poco perplessa. Nonostante questo, dopo alcuni giorni di riflessione, ho realizzato che, forse, è giusto così, soprattutto se questo prodotto è dedicato anche ad un vasto pubblico che non conosce il libro. Per questo, in conclusione, l'ho valutato più che positivamente e lo consiglio vivamente a tutti!

Voto stagionre: 3,5/5



Buona visione :)

-[ Fede


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